Pensiero

Sono nata nella culla del Rinascimento...

Michelangelo, Raffaello, il Signorelli, Pier della Francesca: per me è sempre stato naturale sentirli come vicini di casa, dato che dalla finestra della scuola potevo vedere l'alta collina in cui il primo era nato o camminare assieme a mio padre per le stesse strade in cui il secondo poco più che adolescente passava per recarsi a dipingere le prime opere, o andando a funghi imbattermi in una chiesetta affrescata dal terzo, o ancora, accompagnando fin dalla prima infanzia mia madre al lavoro, attraversare gli stessi luoghi dove il quarto aveva avuto le sue magnifiche visioni.

E poi i paesaggi del Perugino, il raziocinio di Luca Pacioli e ancora prima la lirica del Petrarca: tutto mi è sempre appartenuto in maniera spontanea.

Nelle "mie" campagne c'erano vecchi con appena la terza elementare (e di grazia) che però mandavano a mente versi di Dante. Mio padre, meccanico, per calmare i miei capricci mi raccontava del Conte Ugolino e per premiarmi mi mostrava la sua collezione di monografie dei pittori di ogni tempo e Paese.

Dove mi sono ritrovata a nascere era così: si lavorava con le mani e si ammirava il bello. E in qualunque condizione: un mio prozio musicista compose un minuetto alle due e quaranta di notte, come riporta l'annotazione in calce allo spartito, infilzato come un legno secco in una trincea del Carso.

Poi in quel luogo mentale e fisico lo spazio per me si è chiuso e dopo l'esigenza ho scoperto anche l'importanza della fuga.

Sto ancora errando, un po' esule un po' fuggiasca, inseguendo o forse già esplorando il mio personale Rinascimento.

Forse anche per questo non posso vivere senza l'idea del libero pensiero...